“Morire come topi piuttosto che vivere in una gabbia”

Nabila e Fariba si volevano molto bene, anche quando litigavano, e quello che fanno tutti giorni fratelli e sorelle in tutte le famiglie del mondo dal tempo di Caino e Abele.

Ma in Afghanistan più che in ogni altra parte del mondo è  la tradizione a segnare le vite, tra le sue ritualità, non consente alla sorella minore andare contro la maggiore, mancandole di rispetto.

E non basta l’intervento di un genitore, di una madre che prenderebbe le difese della figlia maggiore a prescindere senza nemmeno conoscere i termini della disputa.

Tutto sarebbe passato se  Nabila non avesse sentito bruciare, sulle sue guance in fiamme, il suo orgoglio di piccola donna; e le sue speranze di cambiare un destino già scritto. Chissà, forse ci sarebbe riuscita invece. Forse il capo famiglia, Mohammed Gul, uno stimato pubblico ministero di ampie vedute, e i suoi fratelli avrebbero ascoltato le sue ragioni, e i suoi sentimenti.

Nabila invece ha preso dalla dispensa del padre la scatola del veleno per topi e ha fatto quello che centinaia di ragazze come lei hanno cominciato a fare negli ultimi anni in Afghanistan: cercando di attirare l’attenzione minacciando di uccidersi ma tutte ricorrono al veleno.

Nabila ha fatto lo stesso, anche lei non voleva morire, ma sua sorella invece non ha potuto non fare altrimenti non avrebbe potuto vivere col senso di colpa la sorella ha esagerato con la dose ma Fariba ha preso quella giusta per morire.

In Afganistan i genitori e io fratelli avranno anche accettato di occidentalizzarsi con le abitudini del blue jeans, del telefonini e un velo di trucco; ma non accetteranno mai che una donna possa scegliere da sola il proprio marito.

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About Massimiliano Quintiliani